• 01
  • 02
  • 03
  • 04
  • 05
  • 06
  • 07
   

Calabria

 

GENTE IN ASPROMONTE - Corrado Alvaro

Il libro simbolo della Calabria è per noi questo: Gente in Aspromonte di Corrado Alvaro. Quasi introvabile nelle librerie.

La storia di Argirò, pastore di Filippo Mezzatesta, che è padrone dei luoghi e delle persone, il suo padrone. Il senso di ingiustizia di suo figlio Antonello e il sogno di riscatto attraverso il figlio Benedetto, che Argirò sogna di fare prete.

Non vi diciamo se il sogno si realizza: i libri vanno letti, non raccontati.

Questo libro restituisce il senso delle asperità di questa terra, bellissima, stretta fra il mare e i monti, brulli e sassosi come in nessun altro luogo d'Italia.

 

IL LADRO DI BAMBINI - Gianni Amelio

Mentre percorrerete (lentamente..) la Salerno / Reggio Calabria, e attraverserete la regione dal tirreno allo Jonio, potrà  tornarvi in mente un film, Il ladro di bambini di Gianni Amelio. 

Il viaggio di quel carabiniere ingenuo che si porta appresso per l'Italia due bambini come oggetti smarriti, attraverso un paesaggio disadorno, scarno, fatto di stazioni di servizio o ferroviarie e piccoli abusi edilizi, di periferie risplendenti del sole del Sud.

Un film in cui l'ambiente diventa esso stesso attore, tanto quanto i due "non attori" bambini, fino quasi a dominare la narrazione segnando simbolicamente la disillusione, la sconfitta.

IL MALE OSCURO - Giuseppe Berto

Giuseppe Berto era nato in Veneto, non qui.

Di Capo Vaticano si innamorò, al punto di trascorrerci gran parte delle sua vita, nella casa aggrappata alla scogliera dove vive ancora la moglie, la "ragazzetta" de "Il male oscuro". Di Berto si sente ancora il respiro, in quel parco. 

Acquistato il terreno contraendo un debito e bonificata la sterpaglia, Berto fece di questa casa il suo rifugio per gran parte dell'anno: "l'isola degli aranci sta dall'altra parte celeste e gialla e un poco verde nella sua breve lontananza, e in mezzo c'è un piccolo tratto di mare proprio piccolo ma non ho il coraggio di passarlo (...) e così verso sera cerco un posto da dove si possa guardare la Sicilia, di notte l'altra costa è una lunghissima distesa di lampadine con segnali rossi e bianchi (...) ecco qui mi costruirò con le mie mani un rifugio di pietre e penso che in conclusione questo potrebbe andar bene come luogo della mia vita e della mia morte" (Il male oscuro cit.).

La forza della natura, in questo sperone alto sul mare, si avverte in tutta la sua potenza, indomabile: come quel dolore interiore che generò il suo romanzo più famoso, come il senso di inadeguatezza, la colpa, la disperazione.

Ma " Il male oscuro" è anche un romanzo divertente, con momenti di vero umorismo che lo rendono indimenticabile. Al punto che un grande maestro della commedia come Mario Monicelli nel 1990 volle farne un film. 

 

ANIME NERE - Francesco Munzi

Mai nessun altro film ha reso l'anima della Calabria come questo. Per la collocazione in un territorio circoscritto che sembra vivere di regole proprie e autonome, il comune di Africo che con Platì e San Luca compongono il cuore della Locride, la culla della 'ndtangheta.

Protagonisti tre fratelli, eredi di una famiglia criminale che è passata senza apparenti scossoni dalle cura delle capre al traffico di cocaina. Fanno affari a Milano e in Sudamerica e sembrano avere ormai ben poco in comune con i loro nonni e zii raccontati da Corrado Alvaro in Gente in Aspromonte. 

I tre fratelli si riuniscono nel paese d'origine, tra le montagne selvagge dell'Aspromonte. Uno di loro è sempre rimasto lì, due sono migrati al nord, dove hanno trovato successo e denaro, chi in maniera legittima, chi no. Tornando dovranno confrontarsi anche loro con la storia della loro famiglia e con un passato quasi tribale che riemerge con violenza.

La tragedia che si abbatte su questa famiglia è raccontata quasi con l'occhio di un documentarista, perché a parlare sono i luoghi, le case, le montagne, la spiaggia su cui si muove il gregge, e un dialetto che è un lingua a sé, incomprensibile e infatti sottotitolato.

Eppure nemmeno questa è la lingua vera del film: il linguaggio vero è fatto di sguardi, di gesti, di silenzi, è un linguaggio arcaico che si avverte dietro le parole e gesti, un metalinguaggio dove tutto vuol significare qualcos'altro, sempre e comunque. Premiatissimo. Giustamente.